Patrimoniale in Italia: come evitarla

25 Agosto 2021
25 Agosto 2021 Gianrocco Mecca

Qualche settimana fa c’è stata una proposta di legge di un partito politico per una patrimoniale denominata “contributo di solidarietà” che prevede un prelievo forzoso su redditi maggiori di 80.000 euro con una formula progressiva per un incasso complessivo di 1,3 miliardi.

Una recente indagine della CGIA DI MESTRE ha dichiarato che ci sono state in Italia circa una quindicina di patrimoniali nascoste, alcune delle quali anche continuative come l’imposta di bollo sugli investimenti, il bollo auto o l’imposta di registro o sostitutiva.

Prima di entrare nel merito delle mie considerazioni, doveroso parlare della patrimoniale del 92. Si è trattato di un prelievo forzoso dello 0,60% sui conti correnti.

Parliamo di un periodo per l’Italia molto particolare nella morsa tra tangentopoli, le stragi di mafia una crisi economica senza precedenti e un’inflazione alle stelle. Eppure, nonostante una situazione drammatica, gli stessi protagonisti oggi hanno riconosciuto i limiti di quella decisione.  Amato lo ha definito un male necessario. L’alternativa era l’aumento dell’iva ma con un’inflazione alle stelle avrebbe potuto creare conseguenze nefaste.

Il decreto legge conteneva diverse misure: dall’aumento dell’età pensionabile alla patrimoniale sulle imprese, dalla minimum tax all’introduzione dei ticket sanitari, dalla tassa sul medico di famiglia all’imposta straordinaria sugli immobili pari al 3 per mille della rendita catastale rivalutata.

L’imposta straordinaria sugli immobili, nella migliore delle tradizioni italiane, perse subito il prefisso sta per diventare una gabella ordinaria: l’imposta comunale sugli immobili, ovverosia l’Ici.

Il giorno successivo la lira perse il 7% del proprio valore rispetto al banchmark di riferimento il marco tedesco. La svalutazione continuò  e fu l’inizio di una sospensione della lira dal sistema monetario europeo (sme).

Personalmente ritengo che l’applicazione di una patrimoniale in senso stretto non sia efficiente in termini di costi beneficio, in quanto comporta effetti collaterali notevoli ben maggiori rispetto agli introiti ottenuti.

Pensiamo al 92.

Fughe di capitali all’estero, corse agli sportelli, mancanza di fiducia da parte sia di investitori nazionali che esteri verso il sistema Italia.

E’ evidente che annunciare una patrimoniale avrebbe conseguenze molto negative sul clima di fiducia nel nostro Paese per cui personalmente ritengo poco probabile un intervento stile 92.

Tuttavia poiché il debito bisogna pagarlo e negli ultimi anni è aumentato non poco a mio avviso sono tre gli elementi

 

  1. TASSAZIONE SU IMMOBILI

Vediamo come è distribuita la ricchezza degli italiani (slides 1)

6300 miliardi immobili (59%)

4400 miliardi attività finanziarie (41%)

Per quanto concerne la liquidità sui conti correnti e su depositi vincolati rappresentano il 33% delle attività finanziarie e complessivamente il 13,5% della ricchezza degli italiani. Adottare una patrimoniale che colpisca solo i depositi sarebbe profondamente ingiusta oltre che poco redditizia per le casse dello Stato.

La tassazione sulla prima casa dalla prima introduzione nel 92 è stata più volte reintrodotta e poi abrogata, senza mai attrarre grosse polemiche. Per cui una reintroduzione è molto probabile. Si tratterebbe comunque di un contributo simbolico richiesto agli italiani.

Ritengo invece possibile un conto salato per immobili di lusso (anche prima casa) e per le seconde case, con rivalutazione delle rendite catastali ed aliquote innalzate rispetto alle attuali.

Le entrate da immobili oggi ammontano a 41 miliardi di euro, ma lo stesso attuale ministro delle Finanze ha paventato una possibile riforma del catasto con un incremento della tassazione per gli italiani. In un recedente report anche il FMI ha consigliato al governo italiano una doppia azione: aumentare le aliquote delle attuali tasse sugli immobili, ed incrementare le attuali rendite catastali.

 

  1. AUMENTO TASSA SUCCESSIONE

L’Italia è un paradiso fiscale in termine di successioni. Il gettito da questa imposta è piuttosto modesto, meno di 1 miliardo l’anno.  Se consideriamo che in Francia si sfiorano i 15 miliardi, ed il Germania e Regno Unito rispettivamente 7 e 6 miliardi.

Per rendere evidente la situazione un esempio: in Italia un figlio che riceve dal genitore 1 milione di euro in successione paga 0 euro di tasse. In Germania ne pagherebbe 115.000 euro, in Francia 270.000 euro, nel Regno Unito 245.000 euro.

La proposta di legge 2830 del 2015 depositata in parlamento contiene importanti modifiche, con un notevole incremento delle imposta con un mix di riduzione franchigia e aumento aliquote. Inoltre considera anche i titoli di Stato nella base imponibile.

La proposta di legge porta l’attuale soglia di 1 milione di euro a 500.000 euro e innalza l’imposizione fiscale dal 4 al 7% per coniuge e parenti in linea retta; dal 6 all’8% per fratelli e sorelle; dal 6 al 10% – senza soglia – per parenti fino al 4°grado e affini in linea retta; infine, dall’8 al 15% su tutto l’ammontare per gli altri soggetti. Uguale trattamento per le aliquote relative all’imposizione sulle donazioni. Inoltre, per un valore ereditato superiore a 5 milioni di euro l’aliquota fiscale ordinaria è triplicata: 21%, per coniuge, genitori e figli; 24% per fratelli e sorelle; 30%, per tutti gli altri parenti sino al 4° grado; 45%, per gli altri soggetti. Quindi, i patrimoni che superano i 5 milioni di euro sono tassati maggiormente. Non sono previsti, invece, ritocchi per le imposte ipotecarie e catastali sugli immobili, attualmente stabilite in misura fissa del 2% e dell’1%.
E’ evidente che le cose cambieranno. Non sappiamo esattamente quando, ma possiamo ipotizzare che non sarà lontano il momento in cui ci adegueremo agli altri Paesi europei. Per quella data il milione di euro di esenzione, portato in proposta a 500 mila euro, potrebbe diventare 250 mila euro. Forse, non è più il caso di aspettare. Visto il quadro di riferimento, decidere oggi come tutelare il nostro patrimonio può significare, per le persone a noi care, affrontare in serenità un momento così delicato.

 

  1. AUMENTO DELL’IVA

Nel Decreto rilancio è stata prevista la cancellazione delle clausole di salvaguardia che avrebbero già portato l’iva al 25,2% nel 2021 e 26,5% nel 2022. Ma chiaro che in caso di necessità intervenire sull’iva, soprattutto in un contesto di inflazione bassa non si può escludere, pur considerando le conseguenze depressive sull’economia.

 

Come evitarla o ridurre l’applicazione dell’imposta?

 

Esistono vari modi legali per evitare l’applicazione dell’imposta  o ridurne l’impatto. Ve ne citerò due di questi, suggerendovi un confronto con il vostro professionista di fiducia:

  • Per le proprietà immobiliari, un modo è quello di intestare la nuda proprietà di un’abitazione ad uno dei futuri eredi, mantenendo soltanto l’usufrutto;
  • In caso di attività finanziare impiegare i capitali investendo in titoli di Stato o polizze assicurative. Entrambi sono esenti da tassa di successione. Le polizze sono strumento idoneo anche per la designazione degli eredi.

 

Per approfondimenti invito alla visualizzazione del mio video sull’argomento

 

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